Se proprio vuoi saperlo

Le mie foto
L'arancia meccanica che ti scalcia dietro il seno.

giovedì 3 novembre 2011

Era un buon momento. Quello che non riuscivo a tollerare era il pensiero che un giorno tutto sarebbe finito in niente, gli amori, le poesie, i gladioli. Ci saremmo trovati imbottiti di terra come panini.

Questa. E’ solo una storia.
Dallo specchio
ti guardo. Mi scopro le gambe, ed i pensieri ci scivolano sopra. Le
mani macchiate di bianco, passo dita sul cielo sporco di nuvole
troppo grige.
Parlava
lento come se ci pensasse, alle parole.
Immagini e suoni mi
rimanevano adesi alle pareti del cervello, come se avessi la testa
fatta d’ambra.
Il pensiero di lui, l’insetto.
L’odio
è la tua forza degna di rispetto

Parlavo poco
preoccupata di dire qualcosa di stupido.
Sopra di noi, il sole
d’aprile stracciava il cielo. Qualcosa, dentro di me, si stava
sciogliendo.
Osservavamo le altrui miserie ed io temevo di usare
un italiano troppo pulito per lui.
Mi avrebbe giudicata, se fossi
risultata troppo grammaticalmente corretta?

Cerco
in tutti i modi di cancellare gl’occhi, le labbra, la pelle. Elementi
stranieri nell’abbandonata terra di me stessa. Portabandiera della
desolazione. Alfieri del maldicuore.
Lentamente,
da qualche parte, sfiorivano i gigli.

Masticavo il tempo e poi ne tiravo le estremità come un chewingum.
Da
qualche parte, lui parlava.
Mi
prese per il polso, il gesto più familiare e naturale del mondo.
Lo
aspettai la sera, e anche la sera dopo quella sera.
Le
ore si mordevano l’un l’altra spazientando nell’attesa.
Il
giorno dopo una colonna ci vide mescolare gli umori dell’anima
all’imbarazzo di parole improvvise.
Una
irrequietezza crescente apriva brecce, spaccava le pietre del
sospetto.
Sguardi
sconosciuti volavano come insetti nell’aria immota.
Qualcosa
ci turbava.
Forse
le ansie di ieri. Forse i miasmi del passato.
Immersi
i piedi nell’acqua gelida e il freddo mi schiaffeggiò le ossa.
Alla
realtà! Alla realtà!
Gridavano
adesso senza ritegno.
Gl’occhilelabbralapelle.
Gl’occhilelabbralapelle.
Gl’occhilelabbralapelle.
Il
giorno si accartocciava al calore delle ore.
Mi
s’imbruniva anche il pensiero, col sopraggiungere della sera.
Un
fiume di odori differenti riempiva l’aria, squarciando narici.
L’hai
trovata?
Ho
smesso di cercarla.
La
strada si snodava come tappeti rossi, ma io non avevo vestiti da
cinquemila euro
e
non bevevo champagne.
Le
bollicine, quelle si, le avevo tutte in testa, e i neuroni brindavano
alla mia.
Camminai
con l’ansia di vederlo, il piccolo insetto nell’ambra mi
perseguitava:
avevo
compiuto un peccato imperdonabile, intrappolandolo e Gesù non era
contento.
Mi
feci perdonare, ma lui non si presentò comunque all’appuntamento.
Quindi
decisi che era cosa più saggia chiudere gli occhi ai sogni
e
mi addormentai cantando la nona di Beethoven.

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  • - Si, sto pensando di innamorarmi di te (M.P.)
  • - Sai che sei carina? come un orsacchiotto che cerca il miele! (D.)
  • - Ma sei tu che trovi i musicisti, o sono loro che trovano te? (A.)
  • - Ok...hai trovato la tua strada (S.)
  • - Sei un'artista così sopraffina (B.)
  • - Oppure potrei stare in silenzio e ascoltarti oppure potremmo stare in silenzio tutti e due solo a guardarci e avere la migliore discussione che abbia avuto (St.)
  • - Ti voglio tossica (G.)
  • - I miss u as well (S.)

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